Gli albi illustrati tra arte e moda 2. Le bambine stiliste

Gli albi illustrati tra arte e moda 2. Le bambine stiliste

19 Aprile 2020 0 Di Claudia Pazzini
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Nell’ambito dell’alta moda, ci sono alcuni albi illustrati di biografie di celebri stiliste particolarmente significativi su cui condivido le mie riflessioni. In particolare, quella dedicata ad Elsa Schiaparelli oltre ad evidenziare il legame con l’arte del suo tempo, raggiunge vette poetiche non scontate: si tratta di Bloom. La storia di Elsa Schiaparelli, edito in Italia da Harper Collins e illustrato da Julie Morstad con la tecnica del pochoir, ossia una tecnica di stampa manuale fatta per strati con stampini di cartone o zinco molto utilizzata nei primi decenni del XX secolo per le illustrazioni di riviste di moda di alto livello. Julia Morstad è un’illustratrice canadese poco nota in Italia ma ha pubblicato negli Stati Uniti numerosi albi illustrati che si contraddistinguono per il suo stile fresco e delicato che ben interpreta l’infanzia. L’editore Terre di Mezzo ci ha regalato di recente un altro suo delizioso albo Pronti Via!

Romana, aristocratica, Elsa si afferma come stilista a New York dopo il primo dopoguerra con abiti al servizio della bellezza della decorazioni per le quali cerca spesso ispirazione nell’arte, collaborando anche con artisti come Dalì, Giacometti e Man Ray. Del rapporto tra arte e moda negli albi illustrati ne ho già parlato qui.


Bloom. La Storia di una stilista Elsa Schiaparelli, text copyright ©Kyo Mc Lear, illustrations copyright © Julia Morstad, HarperCollins Italia, 2019

Elsa non era attesa dai suoi genitori, sua madre la chiama sempre “brutta”. Nonostante la sua vita sia grigia, la piccola assorbe lo spirito gioioso della sua città. Un giorno, passeggiando al mercato, un fioraio le appunta un fiore sull’abito e la bambina ha un’ispirazione: si cosparge il viso di semi perché desidera fiorire. Non accadrà secondo le sue aspettative eppure, grazie all’incoraggiamento e all’amore dello zio Giovanni, “il seme di un’immaginazione selvaggia” si insinuerà nel suo cuore e farà fiorire l’artista che è in lei: leggendo libri e rovistando tra i bauli si traveste ed entra in un mondo immaginario dove può diventare altro da sé. Le difficoltà iniziali per diventare stilista non piegano Elsa, consapevole che “per essere artisti bisogna sognare in grande”. A Parigi fa amicizia con artisti influenti come Picabia, Picasso, Salvador Dalì (nella foto in alto, Elsa indossa il cappello scarpa di Dalì), Giacometti e Paul Poiret da cui le arrivano stimoli creativi importanti. Inventerà una nuova tinta per i tessuti che chiamerà rosa shocking e diventerà l’emblema della donna moderna audace.
Non a caso l’elemento ricorrente nelle illustrazioni dell’albo è la presenza di fiori rosa shocking, colore preferito della stilista, che rimanda al tema centrale del libro: la fioritura.

Elsa non si sente più brutta. Moda e arte si congiungono amplificando il loro potere taumaturgico. La sua attività creativa le insegnerà che la vera bellezza è imperfetta come lei.


Elsa Schiaparelli con Picasso e altri amici artisti. Bloom. La storia di una stilista Elsa Schiaparelli, text copyright ©Kyo Mc Lear, illustrations copyright © Julia Morstad, HarperCollins Italia, 2019.

Molti sono gli spunti di riflessione che offre questo libro: le vicende di Elsa mettono in evidenza l’importanza nodale del gioco di ruolo e della lettura nell’infanzia, alimenti insostituibili per nutrire l’immaginazione e per strutturare la personalità; altrettanto determinante è la presenza di figure di riferimento adulte, come lo zio Giovanni, per poter innescare queste dinamiche nei bambini. Fortemente presente è anche il tema della trasgressione come atto liberatorio e creativo allo stesso tempo, espresso nel libro con un’ulteriore sfumatura legata al coraggio di sognare in grande.


I desideri profondi dell’anima sono i motori che conducono l’esistenza, bisogna saperli ascoltare per fiorire, perché fiorisce solo chi osa.

Un altro elemento che emerge con forza è il concetto della vera bellezza che si oppone al giudizio opprimente della società: non è il canone estetico a determinarla ma l’amore per se stessi.


Accettarsi imperfetti significa avere una marcia in più: splendere.

Come accade a Coco Chanel su cui, in particolare, l’albo biografico edito da Fabbri, pone l’accento sulla valorizzazione della diversità come risorsa per migliorare la società come ha fatto Chanel che ha liberato definitivamente l’abbigliamento femminile da sovrastrutture costrittive. Emblematica dello spirito di questo libro è la frase punitiva fatta scrivere alla ribelle Coco sulla lavagna di scuola: Pour être irremplaçable il faut être differente (“Per essere insostituibili bisogna essere diversi”). La frase punitiva originaria viene tramutata per dispetto dalla bambina in un suo pensiero, rivelatore della sua personalità. Una punizione diventa per la piccola Chanel un atto di autoaffermazione e indipendenza. Lei non chiede il permesso a nessuno per essere se stessa.


Coco Chanel. Piccole donne, grandi sogni, Maria Isabel Sànchez Vergara e Ana Albero ©Fabbri Editori, 2017

Il mondo della moda può essere anche un pretesto per toccare temi difficili di grande attualità come la discriminazione  razziale e il riscatto sociale come nell’albo biografico della stilista Ann Cole Lowe, afroamericana, con una bisnonna schiava nell’albero genealogico. Ann studia moda in una scuola di design newyorkese ma in una classe separata a causa delle sue origini africane; ottiene la commessa  dell’abito da sposa di Jaqueline Kennedy, ma nessuno citerà il suo nome a causa delle sue origini.

Ann Cole Lowe non si ferma davanti agli ostacoli, li affronta con determinazione concentrandosi su “quello che poteva fare, non su quello che non poteva cambiare” perché il suo obiettivo era il riconoscimento della sua dignità professionale non la fama; così facendo, diventerà la prima stilista nera di alta moda.


Fancy party gowns. The story of fashion designer Ann Cole Lowe, images provided by Little Bee Books/Bonnier Publishing USA. Text copyright © 2018 by Deborah Blumenthal. Illustrations copyright ©2018 by Laura Freeman.